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BES E DIDATTICA INCLUSIVA

BES E DIDATTICA INCLUSIVA

QUANDO UN BAMBINO… SI SENTE ESCLUSO O "DIVERSO"

Dopo la Legge 170/2010 sui DSA sono state emanate delle disposizioni che hanno cercato di declinare cosa e come fare per accogliere i bisogni educativi speciali di un numero ancora più ampio di difficoltà in un progetto di inclusione e successo formativo. Infatti, la Direttiva Ministeriale 27 dicembre 2012 tenta di fornire una risposta alle esigenze dei bambini con bisogni educativi speciali, individuandone le caratteristiche ed evidenziando i passaggi necessari a garantire loro l’inclusione scolastica e il massimo successo formativo possibile, estendendo perciò a tutti gli studenti in difficoltà il diritto alla personalizzazione dell’apprendimento.

«Ogni alunno, con continuità o per determinati periodi, può manifestare dei Bisogni Educativi Speciali per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta» (D.M. 27/12/2012, p. 1).

Nella Direttiva sono individuate tre grandi aree:

  1. disabilità;
  2. disturbi evolutivi specifici;
  3. svantaggio socioeconomico, linguistico, culturale.

Gli alunni con bisogni educativi speciali sono circa un milione. Oltre a quelli con disabilità, si tratta di alunni con disturbi generalizzati dello sviluppo, disturbi specifici dell’apprendimento, del linguaggio, ritardo psicomotorio, border cognitivi, sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Mentre il numero di studenti con disabilità è ormai acclarato, quello che riguarda i ragazzi con DSA è di più difficile stima: una prima rilevazione è stata fatta soltanto nell’a.s. 2010/2011, certificando 64mila casi. Nemmeno due anni dopo (dati aggiornati all’a.s. 2011/2012) i casi sono saliti a 90mila. Se l’andamento (+37%) fosse confermato, il numero arriverà presto a 300mila, raggiungendo l’incidenza stimata dalle indagini epidemiologiche (3-5%) (Fonte: http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/dsa).

Lo stesso vale per i ragazzi con Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD): quelli monitorati dall’Istituto Superiore di Sanità sono circa 3mila (si tratta di bambini e ragazzi sottoposti a trattamento farmacologico e iscritti in un apposito registro), ma lo stesso Istituto ne stima almeno 80mila (lo 0,9% della popolazione scolastica)

(dati ISS, Ciambrone, 2013).

Il Funzionamento Intellettivo Limite (FIL) può invece essere considerato un caso di confine, che in taluni soggetti sconfina nella disabilità, in altri si può risolvere indirizzando i ragazzi verso adeguati percorsi scolastici. Si tratta di soggetti con un quoziente intellettivo sotto la media, ma non certificabile ai sensi della Legge 104/92: il QI (Quoziente Intellettivo) oscilla fra i 71 e gli 84 punti, con gli inevitabili paradossi delle situazioni a ridosso di tali estremi. Questi soggetti non presentano elementi di specificità, rendendo difficile stimarne la presenza fra la popolazione scolastica: 2,5% secondo la Direttiva ministeriale; 4-7% secondo Renzo Vianello (2008), docente di Psicologia dello sviluppo e Disabilità cognitive all’Università di Padova; addirittura 13,6% in base alle proiezioni di Ciro Ruggerini (2013), presidente della Società Italiana per lo studio del Ritardo Mentale. Si tratta, comunque la si guardi, di centinaia di migliaia di studenti.

A queste problematiche se ne aggiungono poi di diversissime (valga come esempio il Disturbo dello Spettro autistico lieve, cioè senza ritardo cognitivo e/o a medio-alto livello di funzionalità), che hanno in comune la possibilità di compromettere il percorso scolastico ma che non sono certificabili e per questo non danno diritto a nessun tipo di risorsa (economica o in termini di insegnante di sostegno). La Legge 170/2010 ha rappresentato però un punto di svolta: la presa in carico dell’alunno con BES non è aperta al solo insegnante per il sostegno, ma a ciascun docente curricolare e a tutto il team di colleghi coinvolti.

Per quanto riguarda la “terza area” dei BES, ossia il disagio socioeconomico, linguistico e culturale, non è possibile fornire dati numerici. Con riferimento alla scuola secondaria superiore, si potrebbe assumere come dato significativo la percentuale di dispersione e di abbandono che si stima attualmente intorno al 26% (MIUR – Ufficio di Statistica, 2013).

Nel concetto di BES sono ricompresi tutti i bisogni educativi speciali, inclusi quelli tutelati dalla Legge 104/92. Tra i BES rientrano perciò anche gli studenti con disabilità.

LA RISPOSTA DELLA SCUOLA

Il sistema scolastico italiano vanta una tradizione storica ormai più che quarantennale di integrazione scolastica, che ha progressivamente garantito agli allievi con disabilità il diritto all’educazione e all’istruzione, anche se con livelli differenti. Già nel 1948, la Costituzione italiana nell’art. 3 afferma il principio dell’uguaglianza e della pari dignità sociale di tutti i cittadini, senza distinzione di condizioni sociali o personali, assicura nell’art. 38 anche agli inabili e ai minorati il diritto all’educazione e all’avviamento al lavoro.

Da allora un lungo periodo storico è trascorso e molti sono i termini che si sono susseguiti e rincorsi per connotare i segni di grandi cambiamenti sociali, culturali, politici e valoriali, così come pedagogici e didattici. Si è cominciato a parlare di inserimento prima, di integrazione poi, fino ad arrivare oggi all’ampio e complesso concetto di inclusione, termine che rappresenta più che una parola diversa per indicare l’integrazione, poiché «[…] incarna i diritti umani e le pari opportunità» (Ellis, 2002).

Nel 1994 l’UNESCO ha definito l’educazione inclusiva come un processo di accoglienza, da parte delle scuole, di tutti i bambini, indipendentemente dalle loro condizioni fisiche, intellettuali, sociali, emotive, linguistiche o altro.

Oggi come non mai le scuole sono chiamate ad accogliere una numerosità sempre più ampia di bisogni e a valorizzare e promuovere le differenze individuali, senza che nessuno sia lasciato indietro o escluso. Questa sicuramente è la maggiore sfida ed emergenza educativa che sta interessando le istituzioni scolastiche, e più direttamente gli insegnanti, in questi ultimi anni. Una scuola che si attrezza per rispondere alle esigenze individuali e personali degli allievi con disabilità e, più in generale, con bisogni educativi speciali, è allo stesso tempo una scuola capace di migliorare e promuovere la qualità del suo profilo.

La nostra produzione dedicata vuole essere un punto di riferimento per insegnanti, educatori e professionisti del settore sociosanitario per comprendere come e cosa fare nella complessità della casistica che afferisce ai BES, dentro e fuori la scuola. In particolare, i materiali Giunti EDU offrono strumenti scientificamente fondati di individuazione dei casi problematici o a rischio, guide teoriche, suggerimenti e indicazioni operativi per pianificare la programmazione didattica e gli interventi individualizzati di potenziamento e recupero, con particolare attenzione per le aree di bilinguismo, abilità di base e abilità trasversali.

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