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AUTISMO E DISABILITA'

AUTISMO E DISABILITA'

QUANDO UN BAMBINO... VUOLE STARE DA SOLO

Il termine autismo evoca nell’immaginario comune bambini freddi, distaccati e inespressivi, ma la realtà è molto diversa. L’autismo è un disturbo organico, causato da una predisposizione genetica che, in concomitanza con fattori di rischio ambientali (in particolare nel corso della gravidanza o del parto), determina un’alterazione nello sviluppo del cervello che si esprime, con diversi gradi di gravità, in un corso anomalo dello sviluppo cognitivo e, di conseguenza, in un’anomala organizzazione del comportamento.

L’autismo è forse il più enigmatico tra i disturbi dello sviluppo. Era un mistero settant’anni fa, quando lo psichiatra austriaco Leo Kanner parlò per la prima volta di bambini colpiti da una “incapacità di interagire con gli altri in modo normale... un isolamento autistico che sembra tagliarli fuori da tutto quello che succede attorno” (Kanner, 1943).

Ed è un mistero anche oggi, nonostante i progressi della ricerca scientifica e l’evoluzione delle nostre conoscenze in materia di psicologia e biologia dello sviluppo.

  • Perché questi bambini hanno difficoltà a fare cose semplici come giocare con i coetanei, conversare o condividere l’attenzione e il divertimento con gli altri?
  • Perché invece di giocare come fanno gli altri preferiscono mettere oggetti in fila, o far girare ripetutamente le ruote di una macchinina, o una sedia girevole?
  • Perché alcuni di loro hanno un’intelligenza e una capacità di linguaggio normali o superiori alla media, mentre altri hanno difficoltà di apprendimento e di comunicazione profonde e, apparentemente, insormontabili?
  • Perché l’autismo colpisce molto più spesso i maschi rispetto alle femmine?

Oggi, come ai tempi di Kanner, non siamo in grado di dare una risposta a tutte le domande e alle sfide che l’autismo ci pone. Tuttavia, grazie al crescente sforzo della ricerca degli ultimi decenni, siamo ora in possesso di nuove conoscenze che ci hanno messo in grado di sviluppare efficaci strumenti d’intervento, delineare nuove direzioni di indagine e prendere le distanze da miti e idee infondate sulla sua natura.

LA DISABILITA' INTELLETTIVA

Il 1° gennaio 2007 l’American Association on Mental Retardation (AAMR), la storica associazione fondata nel 1876, ha cambiato il suo nome, assumendo quello di American Association on Intellectual and Developmental Disabilities. È la quarta volta che questo accade nella storia dell’associazione, e ogni volta accade non per caso o per motivi puramente formali. Ogni cambio di denominazione ha rappresentato un cambiamento importante nell’impostazione concettuale, o nella mutata sensibilità sociale, sia per quanto concerne l’insorgenza della disabilità, che si manifesta appunto durante l’età evolutiva, sia sulle sue diverse manifestazioni, mettendo in evidenza le molteplici forme in cui si manifesta la disabilità, sia sul coinvolgimento del funzionamento intellettivo e adattivo nelle aree concettuali, sociali e pratiche.

Con l’espressione ritardo mentale, in uso fino a qualche anno fa, si sottolineava che lo sviluppo di alcuni individui è caratterizzato dall’essere più lento di quello tipico e che le varie tappe dello sviluppo mentale venivano comunque raggiunte, anche se con tempi più lunghi.
Da alcuni anni le più importanti associazioni internazionali (tra cui l’American Association on Intellectual and Developmental Disabilities) hanno deciso di sostituire il termine con “Intellectual and Developmental Disabilities”, ossia disabilità intellettive evolutive, più frequentemente definite disabilità intellettive. Il termine “evolutive” è stato introdotto sia per distinguerle dalle disabilità intellettive acquisite (come quelle causate da una malattia o da un incidente), sia per evidenziare che si manifestano durante l’età evolutiva. L’espressione disabilità intellettiva, inoltre, appare più adeguata per mettere in evidenza le molteplici forme in cui si manifesta la disabilità che coinvolge l’intelligenza.
Lo stesso DSM-5 (APA, 2013) sostituisce l’espressione ritardo mentale con disabilità intellettiva, che viene definita come un disturbo che emerge in età evolutiva e che include ­deficit del funzionamento sia intellettivo che adattivo nelle aree concettuali, sociali e pratiche.
Con ritardo evolutivo si intende che l’acquisizione di certe competenze ha un rallentamento e avviene in momenti successivi a quelli in cui normalmente si verifica nei coetanei.
Nella valutazione dello sviluppo, definire le abilità che un bambino dovrebbe mediamente possedere a una determinata età risulta un compito tutt’altro che facile. Il bambino “normale” è un bambino medio teorico, che nella realtà non esiste: le sue capacità e le sue conoscenze, che sono profondamente influenzate dal particolare contesto socioeducativo e da tutti i fattori che hanno contribuito al suo sviluppo biopsichico, possono variare molto in termini sia quantitativi sia qualitativi.
I bambini normotipici raggiungono in tempi diversi e in modi diversi alcune tappe evolutive, lo stesso accade per i bambini a sviluppo atipico, che sono esposti a una variabilità esperienziale maggiore, anche se meno ricca dei loro coetanei a sviluppo normotipico.

La nostra produzione editoriale propone strumenti scientifici e operativi per creare un ambiente che sappia accogliere realmente la diversità, in cui il contesto sia in grado di fornire le condizioni e gli strumenti per garantire il migliore sviluppo personale e sociale, oltre che il massimo successo formativo possibile e per cercare di approdare a una forma di società realmente inclusiva dove sia il contesto ad adattarsi alla persona con disabilità e non viceversa.

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L'esperto risponde


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